La mia vita in azzurro inizia un pomeriggio di ventotto anni fa…
Ricordo con chiarezza il provino che feci al vecchio comunale… avevo sei anni e ancora non potevo immaginare che quel prato verde a schiena d’asino e quelle tribune trasudanti storia sarebbero state la mia casa per tanti anni. Due squadre con le maglie di Juve e Toro, tanti ragazzini e un arbitro grande grande, il mitico Elio Perotti. Noi con la maglia granata vincemmo 3-2 e già si potevano notare in me innate qualità di bomber di razza (…?!): infatti in quella gara feci tre gol, di cui due di puntone (questa si, una caratteristica riconosciuta!).
Da lì in poi si susseguirono divertenti allenamenti e intense partite, con piccoli azzurri guidati da maestri quali Benito “Petisso” Seminara, Bruno Della Casa, Beppe Boasso, Elio Perotti, Giancarlo Scoliero, Beppe Dezio, Dario Biasiolo e Max Zannoni.
Dopo qualche anno nelle giovanili rischiai di dover abbandonare il Chieri perché mio padre fu trasferito a Sauxe d’Oulx. Fortunatamente la passione del babbo era pari alla mia, cosicché in settimana ci si allenava su e giù per le montagne e poi il sabato, appena finita la scuola, subito a Chieri per la partita con gli Allievi.
Durante gli ultimi anni di calcio giovanile veniva curato molto l’aspetto tecnico e fisico, ma particolare importanza era attribuita al comportamento, alla disciplina, come amava ripetere con toni decisi e severi il mio vecchio dirigente Mino Ceresole: chi voleva giocare doveva prima di tutto dimostrare valori morali e comportamentali importanti!
Nella stagione ‘91/’92 ho esordito in prima squadra grazie alla fiducia di mister Dezio. La prima partita fu a Bra in Coppa Italia, ma l’esordio vero è stato al Comunale in Chieri – Corsico, campionato Interregionale. Nella squadra lombarda (che avrebbe poi vinto il campionato) giocavano giocatori fortissimi come Severo (un gigante alto 1,95) e Giorgio (rapido fantasista che passò poi al Monza in serie B). In quella partita giocai da mediano, occupandomi del controllo del temuto numero dieci Giorgio: giocai bene e alla fine ricevetti i complimenti di Pierin De Paoli che, con la consueta voce burbera e lo sguardo fiero, mi regalò un gagliardetto del Chieri che ancora conservo gelosamente.
Dopo tante partite viste dalla tribuna accanto a mio papà anche io ero finalmente nella squadra dei grandi e poter giocare in quello stadio così magico creava in me emozioni speciali.
Le prime esperienze in prima squadra sono trascorse sotto lo squadro attento di esempi eccezionali come la bandiera Remnato Favaretto, il portiere scultore Gigi Canova, l’elegantissimo Franco Caon, i talentuosi Riki Tinozzi e Marco Luison.
Io e gli altri giovanotti di belle speranze come Shali Fogliato, Pino Gagliardi, Cico Migliore, Mimmo Rao e Lele Zucca dobbiamo tantissimo di ciò che siamo oggi come giocatori e come uomini ai nostri grandi vecchi.
Ancor oggi ricordo sorridendo quando Gigi entrando su ogni campo da gioco si dirigeva immediatamente a prendere le misure della porta come se queste potessero cambiare radicalmente da campo a campo, oppure quando Franco prendeva in giro il massaggiatore perché non lo voleva in squadra nelle partitelle, oppure quando Renè e Marco si soprannominavano a vicenda ‘Piangini’ perché tutti e due avevano sempre una scusa pronta per ottenere un vantaggio dal mister arbitro della contesa.
Anni particolarmente gratificanti sono sicuramente stati quelli a cavallo tra il ‘97 e il ‘99, quando a Chieri arrivarono Silvano Benedetti e Antonio Comi, che allestendo una squadra di buon livello, hanno contribuito a rendere il Chieri una delle realtà calcistiche più luminose del panorama piemontese. Con particolare affetto ricordo le astuzie di Antonio e i preziosi insegnamenti del ‘biondo’, che giocando proprio al mio fianco (anzi ero io a essere la sua spalla!) ha contribuito a rendermi più completo calcisticamente.
Passando gli anni e susseguendosi le partite anche io sono passato ad essere considerato “vecchio”. Grazie all’esperienza maturata in tante stagioni ero chiamato a dare un contributo educativo, di esempio, oltre che agonistico, e con orgoglio ho sempre ritenuto questa responsabilità altrettanto importante rispetto a quella sportiva.
Ho visto sbocciare talenti come Osso Sanguedolce, Gundu Conrotto, Becca Beccati, Luni Tarantino e Mauri Allasia, cercando di trasmettere loro i valori sportivi e umani che i miei “vecchi” avevano mostrato spontaneamente al “giovane” Pier, nel rispetto di una grande tradizione azzurra che continuerà ancora per tanti anni.
Con la prima squadra del Chieri ho disputato sedici stagioni tra campionati di Interregionale, Eccellenza e Promozione, incrociando grandi avversari come il piccolo ma incontenibile Cabobianco, il sornione De Riggi, l’eterno De Paola, il furbo Daidola, il cobra Moretti.
Nei miei ultimi anni di cariera ho avuto il piacere di incontrare un allenatore speciale, mister Michele Camposeo. A lui devo tante soddisfazioni sportive, qualche delusione, ma soprattutto il merito di aver gestito con il giusto rispetto e la necessaria franchezza l’avvicinarsi del mio tramonto sportivo, cercando di sfruttare al meglio le mie qualità e gestendo le inevitabili lacune che il tempo cominciava a far trasparire.
La sintesi di questa “vita in azzurro” non può ritenersi conclusa senza il giusto ringraziamento alla persona che tutto questo ha permesso, che con la sua passione continua da anni a guidare questa società, che con poche parole, contagiosi sorrisi e grande impegno, permette, come dico spesso ai ragazzi della nostra città, di divertirsi e diventare ometti.
Grazie Presidente!

Nel 1988 allenato da Giancarlo Scoliero

Vicino a Spugna, il terzo da sx è Lele Zucca

Insieme a Favaretto e Luison

Foto artistica...

Con Abedì Pelè e Fogliato
!
In amichevole con Gianluca Pessotto, allora ancora al Toro